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Dualità
Dalla forma del progetto al progetto delle forme
 

Dall’impostazione del trattamento del terreno, il tema del dualismo si è riversato nella concezione degli edifici.
Per cominciare, nella ripartizione funzionale nei due settori: le residenze hanno un esoscheletro ed un aspetto esterno solido e rigoroso, ed un interno (come da necessità dei Wu Ming) flessibile e fluttuante.
Al contrario, gli edifici pubblici hanno un nucleo resistente solido, intorno al quale si sviluppano delle forme mutevoli in base alle esigenze momentanee e stagionali.
Partendo dalla biblioteca, la sua forma può cambiare in base alle necessità di spazi di lettura, all’aperto o al coperto, con una piazzetta posteriore sulla quale affaccia una parete mobile. All’occorrenza, quindi, lo spazio può essere fruito come luogo riservato e protetto per la lettura durante l’estate, sia come vera e propria porzione aggiuntiva dell’edificio durante i mesi invernali, grazie ad un sistema a soffietto (del tipo utilizzato per proteggere le operazioni di carico e scarico dei TIR negli hub).
Il reading, allo stesso modo, presenta sia un piccolo edificio per letture con uditorio limitato, sia una piazza antistante ricoperta da un pergolato, che durante l’inverno può essere protetta da una struttura pneumatica a differenza di pressione.
Per il ‘tavolo’, infine, si è optato per una soluzione ancora più radicale.
Ad una prima stesura (si rimanda al capitolo ‘Macchina del Tempo’), la posizione elevata ed isolata dell’edificio che lo avrebbe ospitato suscitava qualche perplessità nei Wu Ming, per una eccessiva ieraticità ed istituzionalizzazione. Di contro, la progressione ascendente degli spazi pubblici era stata accettata e considerata necessaria da tutti, sia per una questione di aumento di privacy sia per una scelta formale condivisa.
La spada che ha reciso il nodo è soprattutto una provocazione: se non fossimo noi a spostare l’edificio in un punto meno dominante, ma fossero i Wu Ming stessi a muoverlo secondo le necessità?
Peraltro, questo risolve due ulteriori problematiche sollevate dai nostri committenti: la scomodità nel raggiungere i libri della biblioteca per una rapida referenza, e la mancanza di un punto di contatto con gli occupanti della foresteria.

Quindi, il tavolo vero e proprio è stato inserito in una porzione mobile dell’edificio che, per mezzo di una teleferica, si sposta sul terreno parallelamente al corso d’acqua, concretizzando così l’idea del percorso, ma anche sclerotizzandola delicatamente, a ricordare che i cicli non sono mai perfetti, e un poco di ping-pong è sempre inevitabile.